Da campagna a sistema per gestire la complessità e generare valore: ecco il nuovo 40D Creator System

Stop doing creator campaigns. Start building a Creator Marketing System.
È questo il messaggio che abbiamo portato sul palco di Intersections 2026, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati a marketing, comunicazione e innovazione digitale, dove abbiamo presentato ufficialmente il nostro nuovo 40D Creator System.
Un sistema proprietario nato per rispondere a una sfida sempre più centrale per i brand: superare la logica delle singole campagne e trasformare il creator marketing in un ecosistema integrato, strategico e misurabile.
Perché il creator marketing ha bisogno di un sistema
Il creator marketing è diventato un ecosistema sempre più articolato.
Gli algoritmi influenzano la distribuzione dei contenuti, le audience si frammentano, i linguaggi evolvono rapidamente e i creator assumono ruoli sempre più diversificati. Allo stesso tempo, la disponibilità di dati e strumenti di analisi cresce, senza necessariamente tradursi in una maggiore capacità di prendere decisioni efficaci.
In questo scenario, non basta selezionare i creator giusti, sviluppare contenuti e misurarne le performance.
Serve un approccio capace di mettere in relazione tutte le variabili che contribuiscono al successo di un progetto: contesto, brand, creator, persone, piattaforme, creatività e risultati.
Da questa consapevolezza nasce il 40D Creator System, il nostro modello per progettare e governare la rilevanza nel creator marketing.
Cinque pillar, un unico sistema
Il 40D Creator System si fonda su cinque principi che guidano ogni fase del nostro lavoro.
1. System Thinking: dalle attivazioni all’ecosistema
Non consideriamo il creator marketing come una successione di campagne indipendenti, ma come un sistema di elementi interconnessi.
Trend, conversazioni, reputazione, dinamiche culturali e algoritmi possono influenzare i risultati di un’attività anche dall’esterno del suo perimetro.
Il nostro obiettivo non è semplicemente gestire singole attivazioni, ma governare le relazioni tra tutti questi elementi.
2. Multidimensional Intelligence: connettere i dati per generare conoscenza
I dati non mancano. Spesso, però, restano isolati all’interno di piattaforme, dashboard e processi differenti.
Il nostro approccio integra informazioni su creator, audience, conversazioni, contenuti, trend e performance per costruire una lettura più completa del contesto.
Non ci interessa soltanto sapere chi funziona, ma soprattutto comprendere cosa funziona, perché, per chi e in quali condizioni.
È il passaggio dalla semplice raccolta di dati alla loro interpretazione strategica.
3. Multiplayer Relevance: quattro prospettive per costruire rilevanza
La rilevanza non è assoluta. Dipende da chi la valuta.
Per questo il nostro sistema considera quattro dimensioni fondamentali:
- Brand: il contenuto è coerente con identità, valori e obiettivi del marchio?
- Creator: è credibile e autentico rispetto al linguaggio e all’identità di chi lo racconta?
- People: genera interesse e valore per le persone?
- Machine: possiede le caratteristiche per essere valorizzato dagli algoritmi delle piattaforme?
La vera efficacia nasce dall’equilibrio tra queste prospettive.
In questa visione si inserisce anche RELEVANCE, la nostra metodologia proprietaria di valutazione multidimensionale dei creator, che integra indicatori quantitativi e qualitativi per comprenderne il potenziale rispetto a uno specifico brand e progetto.
4. Human-Powered Creativity: i dati orientano, la creatività rende rilevanti
Crediamo in un approccio nel quale la tecnologia e l’intelligenza analitica supportano la creatività, senza sostituirla.
Gli insight ci aiutano a individuare opportunità, comprendere i linguaggi delle piattaforme e orientare lo sviluppo dei contenuti. Ma sono le persone, con le loro competenze e capacità espressive, a trasformare queste informazioni in idee capaci di generare connessioni.
Per questo non ci limitiamo ad assegnare brief ai creator: li coinvolgiamo attivamente nel processo creativo.
Lavoriamo insieme a loro per costruire l’habitat ideale in cui identità, talento e linguaggio possano esprimersi al meglio, creando le condizioni strategiche, creative e distributive per valorizzare ogni contenuto.
L’obiettivo è sviluppare una creatività che nasca dall’incontro tra il DNA del brand e quello dei creator, mantenendo al centro autenticità, rilevanza ed efficacia.
5. Continuous Impact: dalle performance all’apprendimento
Una campagna produce risultati. Un sistema produce anche apprendimento.
Con il 40D Creator System superiamo una visione della misurazione limitata a reach, views e interazioni.
Attraverso IMPACT, la nostra metodologia proprietaria, integriamo tre livelli di analisi complementari per valutare non soltanto le performance quantitative, ma anche la qualità delle interazioni, la percezione del brand e il valore generato dalle attività.
Ogni progetto diventa così una fonte di conoscenza che alimenta le decisioni successive, permettendo di migliorare progressivamente strategie, contenuti e risultati.
Dal data-driven al data-informed
Uno dei messaggi centrali che abbiamo condiviso a Intersections riguarda proprio il ruolo dei dati.
Oggi disponiamo di strumenti sempre più sofisticati, capaci di analizzare creator, audience, conversazioni e performance con livelli di dettaglio impensabili fino a pochi anni fa.
Ma avere più dati non significa automaticamente prendere decisioni migliori.
La differenza la fa la capacità di connettere le informazioni, interpretarle e trasformarle in scelte strategiche.
Per questo crediamo nel passaggio da un approccio puramente data-driven a uno data-informed: i dati devono guidare le decisioni, non sostituirsi a esse.
È questa la filosofia alla base del 40D Creator System, che unisce intelligenza analitica, visione strategica, creatività e capacità esecutiva in un unico processo.
Un nuovo modo di progettare il creator marketing
Il 40D Creator System non è soltanto un framework teorico, ma un modello operativo che accompagna tutte le fasi di un progetto.
Dall’analisi del contesto all’integrazione dei dati, dalla strategia allo sviluppo creativo, dall’attivazione alla misurazione e ottimizzazione, ogni passaggio è progettato per dialogare con gli altri.
L’obiettivo è costruire attività più coerenti, valorizzare il contributo dei creator e rendere ogni investimento parte di un percorso di crescita e apprendimento continuo.
Perché il vero potenziale del creator marketing non risiede nella somma delle singole campagne, ma nella capacità di costruire connessioni tra dati, brand, creator, persone e piattaforme.
Il futuro del creator marketing è un sistema
Con il lancio del 40D Creator System a Intersections 2026 abbiamo voluto condividere una visione precisa dell’evoluzione del nostro settore.
Un’evoluzione che richiede di superare approcci frammentati, metriche considerate isolatamente e strategie costruite intorno a singole attivazioni.
Non significa rinunciare alle campagne, ma inserirle in una prospettiva più ampia, nella quale ogni attività contribuisce a costruire valore e conoscenza nel tempo.
Il creator marketing non ha bisogno di essere semplificato. Ha bisogno di essere messo a sistema.
Stop doing creator campaigns. Start building a Creator Marketing System.
Scopri il 40D Creator System
Vuoi conoscere più da vicino il nostro approccio e capire come può supportare le tue strategie di creator marketing?
Contattaci per scoprire il 40D Creator System e approfondire le opportunità per il tuo brand.
40Degrees a Intersections 2026

40Degrees sarà tra i protagonisti di Intersections 2026, uno dei principali appuntamenti italiani dedicati all’innovazione nel marketing, nella comunicazione e nella tecnologia, in programma il 28 e 29 ottobre presso Allianz MiCo a Milano.
Un evento di riferimento per l’industry, che riunirà oltre 400 speaker italiani e internazionali, aziende e professionisti per confrontarsi sulle trasformazioni del settore, con un’edizione dedicata al tema “The Power of Influence”.
In questo contesto, 40Degrees porterà sul palco la propria visione dell’evoluzione del Creator Marketing con lo speech “Stop doing creator campaigns. Start building a Creator Marketing System”, in programma il 28 ottobre, dalle 10:45 alle 11:30, sul palco Creator Showcase.
Al centro dell’intervento, un cambio di prospettiva: superare la logica delle singole campagne per costruire un sistema di Creator Marketing continuativo, integrato e misurabile. Un approccio in cui creator, contenuti, algoritmi, community, search e intelligenza artificiale diventano elementi interconnessi di una strategia capace di generare valore nel tempo.
Il coinvolgimento di 40Degrees non si fermerà allo speech. Matteo Pogliani, CEO di 40Degrees, sarà infatti anche host del palco Entertainment, accompagnando gli interventi e il confronto tra i protagonisti di uno degli ambiti più dinamici della comunicazione contemporanea.
Un’occasione per condividere la visione e il know-how di 40Degrees e contribuire al dibattito sul futuro del marketing e della creator economy.
Influencer Marketing in Italia: cosa ci dicono i dati del nuovo Scenario 2026

Instagram accelera, TikTok supera gli 11 miliardi di views e YouTube cresce nelle performance nonostante la riduzione dei contenuti. Il nuovo report di 40Degrees fotografa un mercato in cui follower, formati e risultati seguono logiche sempre meno lineari.
L’Influencer Marketing continua a crescere. Ma guardare soltanto alla crescita dei volumi rischia di raccontare solo una parte della storia.
È uno degli elementi che emerge dal nuovo Influencer Marketing Scenario 2026 di 40Degrees, l’analisi dedicata alle collaborazioni tra brand e creator in Italia su Instagram, TikTok e YouTube.
Abbiamo osservato contenuti, reach, views, engagement, formati, cluster di creator, brand e topic con un obiettivo preciso: andare oltre la fotografia quantitativa del mercato e capire quali dinamiche stanno realmente guidando le performance.
Perché i dati mostrano un ecosistema in forte evoluzione, nel quale la dimensione della community continua a essere rilevante, ma non è più sufficiente da sola per spiegare i risultati di un creator.
Instagram: cresce tutto, ma formati diversi fanno lavori diversi
Instagram è la piattaforma che restituisce probabilmente il quadro più completo dell’Influencer Marketing italiano.
Nel periodo analizzato, i contenuti in-feed raggiungono quota 56,7 mila, +116,4%, generando 142,6 milioni di interazioni (+98,9%), 4,9 miliardi di reach (+172,2%) e 7,1 miliardi di views (+121,9%). Anche l’EMV cresce significativamente, raggiungendo i 206,2 milioni (+118,4%).
Ma oltre alla crescita complessiva, è interessante osservare come i diversi formati contribuiscano alle performance.
I Reel rappresentano il 67,2% dei contenuti e generano il 61% dell’engagement, confermandosi il principale motore di distribuzione. I caroselli, invece, pesano per il 27,5% dei contenuti ma producono il 36,4% dell’engagement.
Due formati che rispondono quindi a logiche differenti: il video garantisce soprattutto scala e distribuzione, mentre il carosello mostra una capacità di generare engagement proporzionalmente superiore al suo utilizzo.
A completare l’ecosistema ci sono le Stories: 95,5 mila contenuti generano 5,9 miliardi di impression, moltiplicando occasioni di contatto e frequenza.
La prima indicazione per i brand è quindi chiara: non esiste necessariamente un formato migliore in assoluto, ma un formato più adatto all’obiettivo.
La dimensione dei creator conta. Ma non sempre nello stesso modo
Anche l’analisi dei cluster racconta una situazione meno lineare di quanto potrebbe sembrare.
Su Instagram, i Micro rappresentano il 50,6% delle attivazioni, ma generano il 9,8% dell’engagement. I Mega, al contrario, costituiscono appena il 5% delle attivazioni ma producono il 33,2% dell’engagement.
La dimensione della fanbase mantiene quindi un ruolo importante, soprattutto quando l’obiettivo è concentrare visibilità e interazioni.
Spostandoci su TikTok, però, questa relazione cambia profondamente.
TikTok: content over follower
TikTok è probabilmente la piattaforma in cui emerge con maggiore evidenza la distanza tra dimensione della community e capacità distributiva del contenuto.
I numeri descrivono innanzitutto una forte accelerazione: 25,9 mila video (+82,4%) generano 107,1 milioni di interazioni (+114,6%), 9,8 miliardi di reach (+113%) e soprattutto 11,3 miliardi di views (+113,2%).
Ma è guardando ai creator che emerge uno degli insight più rilevanti dell’analisi.
I migliori Micro superano i 60 milioni di views, raggiungendo performance comparabili a quelle dei migliori Macro e Mega.
Questo non significa che i follower abbiano smesso di contare. Significa piuttosto che la follower base è una delle variabili da considerare, non l’unica.
Su TikTok assumono un peso determinante il contenuto, il format, il linguaggio, l’hook e la capacità del creator di interpretare i codici della piattaforma e inserirsi efficacemente nei suoi meccanismi distributivi.
Una dinamica rafforzata dalla natura stessa dei contenuti: il video rappresenta il 93,9% delle pubblicazioni e addirittura il 99,8% dell’engagement.
Le piattaforme sono anche ambienti culturali
C’è poi un altro elemento interessante nell’analisi di TikTok: il sentiment dei commenti.
Il 33% viene classificato come irony, secondo solo al neutral, che rappresenta il 40%. Admiration pesa per l’11% e love per il 10%.
Un dato che ricorda come le piattaforme non siano semplicemente differenti spazi media.
Sono ambienti culturali, caratterizzati da linguaggi, codici, comportamenti e aspettative specifiche.
Per questo adattare un contenuto a TikTok non può significare semplicemente trasformarlo in un video verticale. Significa comprenderne e adottarne il linguaggio.
YouTube: meno volume, maggiore profondità
YouTube presenta una dinamica ancora diversa.
Nel periodo analizzato i contenuti diminuiscono del 3,9%, fermandosi a 9,9 mila video. A crescere in maniera significativa sono però le performance: +230% di interazioni, +76,8% di views e +83,4% di EMV.
Meno volume, quindi, ma una maggiore capacità dei contenuti di generare valore.
E c’è un secondo dato particolarmente interessante: il long-form continua ad avere un ruolo centrale.
I contenuti Long rappresentano il 52,6% dell’utilizzo e generano il 59,1% dell’engagement, mostrando come la crescita dello short-form non abbia necessariamente sostituito i contenuti più lunghi.
Short e Long rispondono piuttosto a esigenze differenti e possono convivere all’interno della stessa strategia.
YouTube mantiene così una caratteristica distintiva: la possibilità di andare oltre la semplice esposizione di un prodotto per raccontarlo, provarlo, spiegarlo e inserirlo all’interno di un contenuto editoriale più strutturato.
Dal “creator più grande” al creator più adatto
Mettendo insieme le tre piattaforme emerge un punto centrale: la performance non segue un’unica logica.
Su Instagram i Mega possono concentrare una quota molto rilevante dell’engagement.
Su TikTok un Micro può ottenere livelli di visualizzazione comparabili a creator con community molto più grandi.
Su YouTube, invece, il top Medium per views raggiunge 39,3 milioni di visualizzazioni, superando i migliori creator degli altri cluster.
Micro, Medium, Macro e Mega rimangono classificazioni utili, ma non possono diventare scorciatoie per prevedere automaticamente il risultato di un’attivazione.
La domanda per i brand dovrebbe quindi spostarsi da “quanto è grande questo creator?” a “quanto è adatto questo creator a generare il risultato che stiamo cercando, su questa piattaforma e attraverso questo contenuto?”
Più dati non significano automaticamente decisioni migliori
Oggi abbiamo accesso a una quantità di informazioni sui creator impensabile fino a pochi anni fa.
Follower, reach, views, engagement rate, audience, interessi, crescita, sentiment, brand affinity, collaborazioni precedenti, brand safety.
Ma la disponibilità dei dati è soltanto il punto di partenza.
La vera sfida è capire quali dati osservare, come metterli in relazione e quale peso attribuire loro rispetto agli obiettivi di una campagna.
Un creator con una community molto ampia può essere ideale per generare scala ma meno rilevante per lavorare su una nicchia specifica. Un Micro può avere una reach potenziale inferiore e allo stesso tempo produrre un contenuto capace di raggiungere milioni di persone attraverso i recommendation system. Un contenuto con meno views può generare conversazioni qualitativamente più interessanti.
Per questo un approccio realmente data-driven all’Influencer Marketing non significa semplicemente accumulare KPI.
Significa trasformare i dati in insight e gli insight in decisioni.
Ed è esattamente la logica con cui nasce Influencer Marketing Scenario 2026: misurare ciò che sta accadendo nel mercato italiano per comprenderne le dinamiche e costruire strategie di Influencer Marketing più consapevoli ed efficaci.
Scarica il report completo
L’Influencer Marketing Scenario 2026 di 40Degrees analizza le collaborazioni tra brand e creator in Italia su Instagram, TikTok e YouTube, integrando KPI quantitativi e qualitativi. I dati sono elaborazioni del team 40Degrees su base Talkwalker, Exolyt, Primetag, Kolsquare e Klear.
👉 Il report completo può essere richiesto qui:
Scarica Influencer Marketing Scenario Q2 2026
Perché Sinner e Lavazza funzionano? L’analisi con RELEVANCE by 40Degrees

Dalla reputazione alla Brand Safety, dall’audience alla narrativa: come cambia la selezione degli ambassador e perché serve un approccio sempre più data-driven.
Negli ultimi dieci anni il ruolo dei brand ambassador è cambiato radicalmente.
Un tempo la logica era relativamente semplice: notorietà, visibilità, associazione con il marchio. Il testimonial prestava il proprio volto a una campagna, partecipava agli eventi e contribuiva principalmente alla costruzione dell’awareness.
Oggi un ambassador fa molto di più.
Produce contenuti, genera conversazioni, influenza la reputazione del brand, trasferisce valori, amplifica le campagne media, attiva community e contribuisce alla costruzione del posizionamento nel tempo.
Non è più soltanto un volto della comunicazione. È diventato un vero e proprio asset strategico del brand.
E se cambia il suo ruolo, deve necessariamente cambiare anche il modo in cui viene scelto.
Dal “chi” al “perché”
Follower, notorietà ed engagement rimangono informazioni utili, ma non sono più sufficienti.
Scegliere oggi un ambassador significa prendere contemporaneamente decisioni su:
- reputazione;
- valori;
- audience;
- territori narrativi;
- linguaggi;
- posizionamento competitivo;
- rischio reputazionale;
- capacità di generare contenuti e conversazioni.
La scelta finisce quindi per coinvolgere marketing, comunicazione, PR, digital, social media e spesso anche il top management.
Eppure, ancora troppo spesso, decisioni di questa portata vengono prese utilizzando pochi indicatori social o valutazioni prevalentemente qualitative.
Il punto non è eliminare l’intuizione dal processo.
È aumentarla attraverso i dati.
Da questa esigenza nasce RELEVANCE by 40Degrees, il nostro modello di analisi e validazione dedicato alla selezione di creator, talent e brand ambassador.
Per mostrarne concretamente l’approccio abbiamo applicato il modello a un caso particolarmente interessante: Jannik Sinner e Lavazza.
Non per stabilire se la partnership funzioni, la collaborazione ha già dimostrato ampiamente il proprio valore, ma per capire quali dimensioni dovrebbero essere analizzate oggi quando un brand valuta un possibile ambassador.
Non esiste il KPI dell’ambassador perfetto
La prima considerazione è forse la più importante.
Non esiste un singolo dato capace di determinare il fit tra un brand e una persona.
Una grande audience non garantisce affinità. Un engagement elevato non garantisce Brand Safety. Una reputazione positiva non garantisce capacità creativa. Una forte notorietà non garantisce che il pubblico raggiunto sia quello realmente interessante per il brand.
La valutazione deve quindi essere un processo multidimensionale, capace di mettere insieme segnali differenti.
1. Reputazione: cosa racconta davvero la rete?
La prima analisi va oltre i canali proprietari dell’ambassador.
Occorre osservare le conversazioni online per capire perché una persona viene citata, quali eventi generano buzz, quale sentiment produce e quali eventuali criticità emergono.
Nel caso di Sinner, ad esempio, la conversazione è naturalmente alimentata dai risultati sportivi. Ma emerge anche un livello differente: gli utenti ne apprezzano educazione, compostezza, rapporto con la famiglia e capacità di gestire vittorie e sconfitte.
Sono elementi fondamentali perché la reputazione trasferibile a un brand non coincide necessariamente con ciò per cui una persona è famosa.
2. Performance: andare oltre i follower
La follower base fotografa una dimensione potenziale. Le performance raccontano ciò che accade realmente.
Occorre quindi analizzare crescita, engagement, visualizzazioni, benchmark e soprattutto capire quali contenuti generano i risultati migliori.
Nel caso analizzato, ad esempio, i contenuti statici di Sinner mostrano performance particolarmente interessanti rispetto ai Reel.
Non è semplicemente un dato statistico.
È un’indicazione strategica su come quella persona comunica e, potenzialmente, su come dovrebbe essere costruita una collaborazione.

3. Audience: chi stiamo raggiungendo davvero?
C’è poi un cambiamento strutturale introdotto dagli algoritmi.
Follower e audience non coincidono più.
Le piattaforme distribuiscono sempre più frequentemente i contenuti anche verso utenti che non seguono direttamente il profilo. Limitarsi all’analisi della follower base rischia quindi di offrire una rappresentazione parziale.
Serve osservare anche chi interagisce realmente con i contenuti, valutando qualità e autenticità dell’audience, distribuzione geografica, interessi, lingue e caratteristiche dei liker.
Nel caso di Sinner emerge, ad esempio, una differenza interessante: la follower base è prevalentemente maschile, mentre l’interazione mostra una maggiore presenza femminile.
Un insight che può cambiare significativamente la lettura del potenziale dell’ambassador.

4. Audience overlap: stiamo davvero raggiungendo persone nuove?
Quando un brand sceglie un ambassador tende naturalmente a pensare di poter accedere alla sua community.
Ma quanto quella community è realmente nuova?
L’analisi dell’audience overlap permette di misurare la sovrapposizione tra i pubblici e, soprattutto, di comprendere quale possa essere il vero ruolo strategico della partnership.
Nel caso Lavazza-Sinner, la sovrapposizione risulta limitata.
Questo suggerisce una lettura interessante: il valore della partnership non riguarda semplicemente l’acquisizione dei follower del tennista, ma la capacità di lavorare su dimensioni più ampie come reputazione, percezione e associazione valoriale.

5. Interessi e community: oltre la demografia
Età, genere e provenienza geografica non bastano più.
Le audience sono anche ecosistemi culturali.
Condividono interessi, passioni, comportamenti e territori di conversazione. Analizzarli permette di capire quanto il mondo dell’ambassador e quello del brand possano realmente convivere.
È il passaggio da una semplice analisi demografica a una lettura molto più profonda della compatibilità tra community.

6. Narrative analysis: quale storia racconta?
Non basta capire di cosa parla un ambassador.
Serve capire come costruisce la propria identità nel tempo.
Quali territori narrativi presidia? Quali archetipi utilizza? Come alterna dimensione personale e commerciale? Quali emozioni genera? Quanto è riconoscibile il suo racconto?
Nel caso di Sinner emergono tre grandi territori: percorso competitivo, partnership con i brand e vita fuori dal campo.
Tre dimensioni capaci di convivere senza apparire forzate e che costruiscono contemporaneamente l’identità del campione e quella della persona.
La narrativa è importante anche per un’altra ragione: permette di capire quale spazio possa occupare il brand senza snaturare il creator o l’ambassador.

7. Brand Affinity: quali marchi fanno già parte del suo immaginario?
Ogni ambassador arriva con una storia commerciale pregressa.
Le associazioni con altri brand contribuiscono a costruirne il posizionamento nella mente del pubblico.
Analizzare la Brand Affinity significa quindi comprendere quali categorie e quali marchi vengono già associati spontaneamente alla persona.
Nel caso di Sinner emergono territori legati a lusso, performance, sport e ai partner storici.
Un nuovo brand deve capire se il proprio ingresso rafforzerà quell’immaginario, lo estenderà oppure rischierà di generare incoerenza.

8. Saturazione commerciale: quando le partnership diventano troppe?
La quantità di collaborazioni è una variabile spesso sottovalutata.
Un ambassador particolarmente richiesto può garantire grande notorietà, ma allo stesso tempo presentare una saturazione commerciale elevata.
Nel caso di Sinner il portfolio è estremamente ampio e attraversa categorie, piattaforme e media differenti.
Questo non riduce automaticamente il valore del talento.
Aumenta però la necessità di trovare un territorio distintivo, capace di evitare che il brand diventi semplicemente uno dei tanti loghi associati alla persona.


9. Non basta scegliere la persona. Bisogna scegliere il ruolo.
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi delle partnership di Sinner è osservare come brand differenti riescano a utilizzare la stessa persona costruendo racconti profondamente diversi.
Rolex valorizza l’eccellenza. Gucci ne enfatizza la dimensione di icona globale. Enervit racconta il lavoro e la performance.
Altri brand lavorano sull’ironia, sul futuro o sulla quotidianità.
Lavazza costruisce il proprio territorio intorno a ritualità, autenticità e dimensione quotidiana.
La persona è la stessa.
Cambia l’interpretazione.
Ed è un passaggio fondamentale: un ambassador efficace non dovrebbe essere reinventato per adattarsi al brand. Dovrebbe essere interpretato individuando il punto di contatto più credibile tra le due identità.

Dall’analisi alla decisione
Tutti questi livelli devono infine convergere.
Per questo RELEVANCE non nasce per aggiungere semplicemente nuovi dati a quelli già disponibili, ma per trasformarli in un sistema strutturato di valutazione.
Nel caso Lavazza-Sinner, il modello restituisce uno Strong Fit, sostenuto da reputazione, engagement, notorietà, affinità come ambassador, un allineamento valoriale dell’88% e un Brand Safety Score del 96%.
Ma il valore non è il punteggio finale.
È il percorso che permette di arrivarci.
Ogni indicatore deve poter essere letto nel proprio contesto, confrontato con gli altri e tradotto in una motivazione strategica.
Perché un numero senza spiegazione difficilmente migliora una decisione.
La vera domanda non è “chi scegliere?”
È “perché scegliere proprio quella persona?”
Il Creator Marketing è diventato un ecosistema sempre più sofisticato. E questa complessità aumenta ulteriormente quando si parla di partnership strutturate, continuative e ad alto investimento come quelle legate ai brand ambassador.
Collaborazioni di questo tipo non producono soltanto contenuti.
Producono associazioni.
Tra una persona e un marchio. Tra i valori dell’uno e quelli dell’altro. Tra community, linguaggi e immaginari.
Ed è proprio per questo che la selezione non può più basarsi esclusivamente sulla notorietà, sulle performance social o sull’intuizione.
Serve integrare dati quantitativi e qualitativi, reputazione, audience, narrativa, affinità, saturazione commerciale, Brand Safety e contesto competitivo.
Perché scegliere meglio un ambassador significa, prima ancora che trovare il volto giusto, aumentare la qualità della decisione.
Scopri RELEVANCE by 40Degrees
Un approccio data-driven per analizzare, confrontare e validare creator, talent e brand ambassador attraverso tutte le dimensioni che possono determinare il valore e il rischio di una partnership.
Oggi non basta più piacere alle persone. Bisogna convincere anche gli algoritmi [REPORT]

Per anni abbiamo raccontato la creator economy come una relazione a due: da una parte i creator, dall’altra le community. Una narrazione semplice, rassicurante e, per molto tempo, corretta.
Oggi, però, non basta più.
Tra creator e utenti si è inserito un terzo protagonista, silenzioso ma determinante: l’algoritmo. È lui a decidere se un contenuto merita distribuzione, quante persone lo vedranno e, di conseguenza, se quella relazione potrà realmente esistere.
È da questa consapevolezza che nasce Creator Love(s) Stories, il nuovo report realizzato dal team di analisi di 40Degrees, che ha studiato sei mesi di attività di oltre 50.000 creator italiani su Instagram, TikTok e YouTube, confrontandoli con il semestre precedente per capire come stiano cambiando le regole della creator economy.
La vera rivoluzione? La distribuzione.
Per anni il mantra è stato “content is king”. Oggi la realtà è diversa.
Un buon contenuto rappresenta solo il punto di partenza. La vera sfida è ottenere distribuzione. Perché senza visualizzazioni non esiste attenzione. E senza attenzione non esiste influenza.
L’algoritmo è diventato il primo pubblico da convincere. Solo dopo arrivano le persone.
Questo cambia radicalmente il lavoro di creator, brand e marketer. Non basta più produrre contenuti interessanti: bisogna costruire contenuti capaci di generare quei segnali che le piattaforme considerano rilevanti.
Pubblicare di più non significa ottenere risultati migliori
Uno degli insight più forti emersi dal report riguarda il rapporto tra quantità e performance.
I dati mostrano chiaramente che aumentare la frequenza di pubblicazione non garantisce più una crescita di visualizzazioni o interazioni.
Su Instagram, ad esempio, i micro creator aumentano del 12% il numero di contenuti pubblicati, ma registrano un calo sia delle views (-8,2%) sia delle interazioni (-23,6%). Anche su YouTube i Mega creator quasi raddoppiano la produzione, senza che questo si traduca automaticamente in un maggiore coinvolgimento della community.
La quantità non è più un vantaggio competitivo.
Lo è la rilevanza.
Instagram è sempre più un media
Instagram rimane la piattaforma più stabile tra quelle analizzate, ma cambia profondamente la natura del suo valore.
Le visualizzazioni continuano a crescere, soprattutto nei profili più grandi, mentre le interazioni diminuiscono praticamente in tutti i cluster di creator. Parallelamente, Reel e Stories consolidano il proprio ruolo come formati centrali sia per gli utenti sia per l’algoritmo.
Il risultato è evidente: Instagram sta evolvendo da piattaforma di relazione a piattaforma di consumo.
Le persone guardano sempre di più. Interagiscono sempre meno.
TikTok entra nell’era della selezione
Se Instagram cambia pelle, TikTok diventa ancora più selettivo.
Il report evidenzia un calo generalizzato di visualizzazioni e interazioni per tutti i cluster di creator, segnale di una competizione sempre più elevata per conquistare l’attenzione degli utenti.
L’algoritmo filtra di più. Essere presenti non basta. Serve essere davvero rilevanti.
In questo scenario i micro creator si dimostrano ancora una volta i più resilienti, limitando maggiormente la contrazione delle performance rispetto agli altri cluster.
YouTube segue regole diverse
YouTube conferma di essere un ecosistema a sé.
Qui la distribuzione non dipende esclusivamente dal feed algoritmico, ma continua a essere influenzata da elementi come la ricerca, la forza del brand personale e la capacità dei contenuti di mantenere valore nel tempo.
I long video restano il formato dominante, mentre solo i Mega creator registrano una crescita significativa delle visualizzazioni. Per tutti gli altri cluster emerge invece una forte contrazione delle performance, segno di un mercato sempre più polarizzato.
La creator economy è entrata in una nuova fase
Il messaggio che emerge dall’analisi è chiaro.
La creator economy non può più essere letta esclusivamente attraverso follower, engagement rate o frequenza di pubblicazione.
Oggi il successo nasce dall’equilibrio tra tre elementi:
- la capacità di creare valore per la community;
- la capacità di generare segnali positivi per gli algoritmi;
- la costruzione di contenuti realmente rilevanti, non semplicemente numerosi.
In altre parole, la relazione non è più tra creator e community.
È una relazione a tre.
E chi saprà comprenderla per primo avrà un vantaggio competitivo concreto.
Il report Creator Love(s) Stories
Creator Love(s) Stories è il nuovo report di 40Degrees dedicato all’evoluzione della creator economy italiana. L’analisi prende in esame oltre 50.000 creator, confrontando sei mesi di attività su Instagram, TikTok e YouTube con il semestre precedente per individuare i trend che stanno ridefinendo la distribuzione dei contenuti, il ruolo degli algoritmi e le nuove dinamiche tra creator, piattaforme e community.
Beyond Influence, un evento per comprendere (davvero) la creator economy oggi

Oggi l’influenza va ben oltre i social. Vive nelle community, nei fandom, nelle conversazioni e nelle relazioni costruite nel tempo. Beyond Influence è un evento dedicato al futuro della creator economy e al cambiamento del rapporto tra brand, creator e persone. Un evento realizzato da 40Degrees e OBE in collaborazione con YouTube, ONIM, Anica e Polimi.
Un confronto tra dati, trend, strategie e cultura digitale per capire dove sta andando l’internet contemporaneo e quale sarà il nuovo ruolo dell’influenza nei prossimi anni.
L’attenzione è diventata una delle risorse più contese del presente. Ma nell’era della saturazione dei contenuti, la vera moneta di scambio è la fiducia. L’economia dell’influenza analizza come creator, community e piattaforme stiano trasformando marketing, media e relazioni tra persone e brand. Dalla creator economy al social commerce, dal fandom ai nuovi modelli editoriali creator-led, un’occasione per comprendere come sta evolvendo il concetto stesso di influenza digitale.
L’evento si terrà presso la sede di Google Italia Mercoledì 1 Luglio alle ore 15.
Al seguente link è possibile visualizzare il programma e accreditarsi.
Il 2026 dell'influencer marketing

Per anni l’influencer marketing è stato raccontato come una disciplina in continua accelerazione, guidata da piattaforme, formati e metriche sempre nuove. Il 2026, però, segna un cambio di fase. Non è più solo una questione di crescita, ma di maturità: delle relazioni, dei modelli economici, del ruolo che creator e brand giocano dentro l’ecosistema digitale.
In questo post il team di 40Degrees guarda al 2026 e a cosa sarà. Ognuno con il proprio punto di vista, strategico, creativo, data-driven, per provare a leggere i segnali deboli che stanno diventando strutturali: algoritmi che cambiano, community che contano più dei numeri, AI che ridisegna i processi, autenticità che torna a essere un vantaggio competitivo.
Ne nasce una mappa di visioni, più che un manifesto. Perché il futuro dell’influencer marketing e della creator economy non si prevede con una formula, ma si costruisce interpretando ciò che oggi sta già succedendo.
YouTube, il luogo dell’approfondimento [Fiammetta Ciabattini]
Più spazio all’approfondimento: sempre più creator arriveranno, o torneranno, su YouTube, spinti dall’esigenza di rallentare il ritmo e recuperare tempo narrativo. In un ecosistema dominato da formati brevi e reattivi, YouTube torna a essere il luogo dell’argomentazione, del contesto, della spiegazione.
Per i creator significa poter costruire autorevolezza, sviluppare un punto di vista riconoscibile e coltivare una relazione più profonda con la propria community. Per i brand si aprono nuove possibilità di racconto: meno interruzione, più integrazione; meno messaggi, più storie. Contenuti pensati per durare, essere cercati, rivisti, salvati.
Non è un ritorno al passato, ma un riequilibrio: short form per attivare l’attenzione, long form per trasformarla in fiducia.
Dal campo ai social: i grandi eventi sportivi si racconteranno con branded content [Federica Lassandro]
Dal campo ai social: i grandi eventi sportivi diventeranno sempre più piattaforme narrative, non solo momenti da documentare. Partite, tornei e competizioni non vivranno più esclusivamente nel tempo della performance, ma si estenderanno prima, durante e dopo l’evento attraverso contenuti pensati per i social.
Il branded content sarà la chiave per tradurre l’emozione sportiva in racconto: dietro le quinte, rituali, preparazione, tensione, vittorie e sconfitte. I brand non si limiteranno a “presenziare”, ma entreranno nella storia, affiancando atleti, team e creator in format editoriali capaci di amplificare il valore simbolico dello sport.
Nel 2026 lo sport diventa linguaggio culturale e i social il suo mezzo di diffusione continua: non solo visibilità, ma appartenenza, identità e memoria condivisa.
Più regole, maggior attenzione alle community [Alessia Fabbri]
Il 2026 segnerà una svolta per l’Influencer Marketing, con un settore sempre più regolamentato e una crescente attenzione alla trasparenza, alla correttezza delle collaborazioni e alla tutela delle community. Linee guida più chiare, controlli più stringenti e una maggiore consapevolezza da parte dei brand contribuiranno a rendere il mercato più maturo e credibile.In questo contesto emergeranno soprattutto i micro e nano creator: profili con community più piccole ma altamente coinvolte, percepite come più autentiche, competenti e affidabili. La loro forza non starà nei numeri assoluti, ma nella qualità della relazione e nella capacità di influenzare scelte reali.Per i brand sarà sempre meno una questione di “chi ha più follower” e sempre più di fiducia, affinità e coerenza valoriale. Nel 2026 l’influenza non si misurerà solo in reach, ma in credibilità.
Meno campagne spot, più partnership di lungo periodo [Elisa Ceccherini]
Nel 2026 le collaborazioni spot perderanno centralità a favore di relazioni continuative tra brand e creator, fondate su affinità valoriali, obiettivi condivisi e una visione comune nel tempo.I creator non saranno più semplici amplificatori di messaggi, ma veri partner strategici, coinvolti nella costruzione del racconto, dei format e — in alcuni casi — dei prodotti stessi. Questo permetterà ai brand di sviluppare narrazioni più coerenti, riconoscibili e credibili, evitando l’effetto frammentazione tipico delle attivazioni one-shot.Per le community, il risultato sarà una comunicazione più autentica e meno percepita come pubblicitaria. Per i brand, un investimento più efficiente, capace di generare fiducia, continuità e valore nel lungo periodo.
Non basta “raggiungere” per influenzare [Matteo Pogliani]
Per anni abbiamo pensato che l’influencer marketing fosse un gioco di awareness. Ma oggi sappiamo che i creator:
- spostano vendite
- alimentano il funnel paid
- riducono il CAC
- accelerano la discovery
- trasformano social commerce in fatturato reale
Non è la performance a essere debole: è il nostro modo di misurarla. Finché continueremo a guardare l’ultimo clic, continueremo a premiare i touchpoint finali e a ignorare chi e cosa davvero accende il percorso dell’utente. Il 2026 deve essere l’anno in cui capiamo che i creator non sono un cartellone, ma un asset strategico.
Creator come partner editoriali [Arianna Chieli]
Nel 2026 i brand collaboreranno con i creator come partner editoriali, non come spazi media. Il contenuto non vivrà più solo in un post social, ma in un micro-ecosistema narrativo: newsletter, podcast, long format, gruppi chiusi, eventi piccoli e grandi. Ogni touchpoint sarà coerente, riconoscibile, pensato per una community già attiva e fidelizzata. L’influencer marketing diventa così un progetto editoriale condiviso: vive nella community del creator e, allo stesso tempo, entra nel racconto del brand. Questo modello ibrido per un creator significa saper abitare più formati e più contesti narrativi: un’idea deve funzionare in un post, ma anche in una newsletter, in una puntata di podcast, in un evento. Meno visibilità e più competenza. Per i brand significa iniziare a co-costruire contenuti. Si entra in un ecosistema narrativo già vivo, si accetta di rinunciare al controllo totale in favore del dialogo. Questo significa anche pensare in termini di continuità con uno stop deciso alle campagne one shot: un contenuto che vive nel tempo si stratifica, cresce e connette.
40Degrees ad Intersections 2025

Anche quest’anno 40Degrees sarà parte di Intersections, il più grande evento italiano dedicato al mondo del marketing, della creatività e della tecnologia, organizzato e promosso da ADCI, IAB Italia, UNA e UPA.
Il 5 mattina, il nostro CEO Matteo Pogliani, sarà moderatore della sala Influencer & Entertainment.
Il 6 alle ore 10:45 il team 40 Degrees avrà uno speech dal titolo: “Oltre l’engagement: l’era dll’influencer marketing aumentato”.
Durante l’intervento spiegheremo come l’influencer marketing non sia più solo “un canale”, ma un vero e proprio “ecosistema aumentato”
Un’evoluzione naturale che si traduce non più in una somma di collaborazioni tattiche e orientate alle vanity metrics, ma in una piattaforma capace di amplificare strategie, business e cultura di marca. Un approccio che va dal branding alla performance, dal prodotto alla percezione.
Lo speech si terrà nella sala BROWN 2.
Impact: nuove frontiere nella misurazione dell'IM

Misurare nel marketing non è un di più, è un obbligo. Una responsabilità che da sempre sentiamo in modo molto forte in 40Degrees e che pensiamo sia una issue cruciale per tutto il settore.
Nasce da qui I.M.P.A.C.T., acronimo di Influencer Marketing Performance And Campaign Tracker, un approccio multi tool e disciplinare, sviluppato per offrire una maggiore profondità di analisi e lettura dei risultati delle attivazioni con creator e influencer. L’obiettivo è infatti quello di rendere più comprensibile l’impatto reale generato, offrendo KPI quantitativi, ma anche qualitativi, utili a dare una dimensione completa dei risultati ottenuti.
Una propensione al dato e alla misurazione da sempre tratto distintivo di 40Degrees, che oggi compie un passo in più.
I.M.P.A.C.T. prevede diverse tipologie di analisi, così da adattarsi al meglio all’eterogeneità delle campagne odierne e alle esigenze dei brand. In particolare prevede 3 layer di misurazione, ognuno con un grado di approfondimento crescente.
Standard: misurazione che raccoglie e razionalizza i dati quantitativi generati dai contenuti di campagna (earned e owned), restituendo così un’overview quantitativa completa sulla campagna.
Efficacy: misurazione che aggiunge una maggior comprensione a livello qualitativo, aggiungendo la valutazione del sentiment e i topic dei commenti, una stima della reach reale (valutando possibili overlap), i behaviour dell’audience raggiunta, il calcolo dell’EMV generato e il Social ROI prodotto.
Effect: misurazione che integra le fonti dei dati digitali – web listening, analisi delle properties del brand e degli influencer coinvolti – a dati provenienti da appositi survey e panel, unendo dunque risposte sollecitate a dati spontanei provenienti dalle conversazioni online.
Insight diversi che permettono, grazie alla giusta integrazione e contestualizzazione, di raccontare la storia e il reale impatto dietro una campagna.
Prova IMPACT nelle campagne firmate 40Degrees.
Branded Entertainment e creator al WMF25 con 40Degrees

Il rapporto tra branded entertainment e creator/influencer, una relazione sempre più stretta e di valore, capace, spesso, di fare la differenza per i brand.
Un tema “hot” che necessita però di un approccio diverso, per certi versi distante dal “classico” influencer marketing. Un topic che porterà sul palco il nostro CEO Matteo Pogliani, spiegandone impatto, insight e best practice per rendere questo binomio realmente rilevante.
Matteo e il team di 40Degrees vi aspettano il 5 Giugno alle 15:40 (HALL 22 · Stage 9).



