Perché Sinner e Lavazza funzionano? L’analisi con RELEVANCE by 40Degrees

Dalla reputazione alla Brand Safety, dall’audience alla narrativa: come cambia la selezione degli ambassador e perché serve un approccio sempre più data-driven.
Negli ultimi dieci anni il ruolo dei brand ambassador è cambiato radicalmente.
Un tempo la logica era relativamente semplice: notorietà, visibilità, associazione con il marchio. Il testimonial prestava il proprio volto a una campagna, partecipava agli eventi e contribuiva principalmente alla costruzione dell’awareness.
Oggi un ambassador fa molto di più.
Produce contenuti, genera conversazioni, influenza la reputazione del brand, trasferisce valori, amplifica le campagne media, attiva community e contribuisce alla costruzione del posizionamento nel tempo.
Non è più soltanto un volto della comunicazione. È diventato un vero e proprio asset strategico del brand.
E se cambia il suo ruolo, deve necessariamente cambiare anche il modo in cui viene scelto.
Dal “chi” al “perché”
Follower, notorietà ed engagement rimangono informazioni utili, ma non sono più sufficienti.
Scegliere oggi un ambassador significa prendere contemporaneamente decisioni su:
- reputazione;
- valori;
- audience;
- territori narrativi;
- linguaggi;
- posizionamento competitivo;
- rischio reputazionale;
- capacità di generare contenuti e conversazioni.
La scelta finisce quindi per coinvolgere marketing, comunicazione, PR, digital, social media e spesso anche il top management.
Eppure, ancora troppo spesso, decisioni di questa portata vengono prese utilizzando pochi indicatori social o valutazioni prevalentemente qualitative.
Il punto non è eliminare l’intuizione dal processo.
È aumentarla attraverso i dati.
Da questa esigenza nasce RELEVANCE by 40Degrees, il nostro modello di analisi e validazione dedicato alla selezione di creator, talent e brand ambassador.
Per mostrarne concretamente l’approccio abbiamo applicato il modello a un caso particolarmente interessante: Jannik Sinner e Lavazza.
Non per stabilire se la partnership funzioni, la collaborazione ha già dimostrato ampiamente il proprio valore, ma per capire quali dimensioni dovrebbero essere analizzate oggi quando un brand valuta un possibile ambassador.
Non esiste il KPI dell’ambassador perfetto
La prima considerazione è forse la più importante.
Non esiste un singolo dato capace di determinare il fit tra un brand e una persona.
Una grande audience non garantisce affinità. Un engagement elevato non garantisce Brand Safety. Una reputazione positiva non garantisce capacità creativa. Una forte notorietà non garantisce che il pubblico raggiunto sia quello realmente interessante per il brand.
La valutazione deve quindi essere un processo multidimensionale, capace di mettere insieme segnali differenti.
1. Reputazione: cosa racconta davvero la rete?
La prima analisi va oltre i canali proprietari dell’ambassador.
Occorre osservare le conversazioni online per capire perché una persona viene citata, quali eventi generano buzz, quale sentiment produce e quali eventuali criticità emergono.
Nel caso di Sinner, ad esempio, la conversazione è naturalmente alimentata dai risultati sportivi. Ma emerge anche un livello differente: gli utenti ne apprezzano educazione, compostezza, rapporto con la famiglia e capacità di gestire vittorie e sconfitte.
Sono elementi fondamentali perché la reputazione trasferibile a un brand non coincide necessariamente con ciò per cui una persona è famosa.
2. Performance: andare oltre i follower
La follower base fotografa una dimensione potenziale. Le performance raccontano ciò che accade realmente.
Occorre quindi analizzare crescita, engagement, visualizzazioni, benchmark e soprattutto capire quali contenuti generano i risultati migliori.
Nel caso analizzato, ad esempio, i contenuti statici di Sinner mostrano performance particolarmente interessanti rispetto ai Reel.
Non è semplicemente un dato statistico.
È un’indicazione strategica su come quella persona comunica e, potenzialmente, su come dovrebbe essere costruita una collaborazione.

3. Audience: chi stiamo raggiungendo davvero?
C’è poi un cambiamento strutturale introdotto dagli algoritmi.
Follower e audience non coincidono più.
Le piattaforme distribuiscono sempre più frequentemente i contenuti anche verso utenti che non seguono direttamente il profilo. Limitarsi all’analisi della follower base rischia quindi di offrire una rappresentazione parziale.
Serve osservare anche chi interagisce realmente con i contenuti, valutando qualità e autenticità dell’audience, distribuzione geografica, interessi, lingue e caratteristiche dei liker.
Nel caso di Sinner emerge, ad esempio, una differenza interessante: la follower base è prevalentemente maschile, mentre l’interazione mostra una maggiore presenza femminile.
Un insight che può cambiare significativamente la lettura del potenziale dell’ambassador.

4. Audience overlap: stiamo davvero raggiungendo persone nuove?
Quando un brand sceglie un ambassador tende naturalmente a pensare di poter accedere alla sua community.
Ma quanto quella community è realmente nuova?
L’analisi dell’audience overlap permette di misurare la sovrapposizione tra i pubblici e, soprattutto, di comprendere quale possa essere il vero ruolo strategico della partnership.
Nel caso Lavazza-Sinner, la sovrapposizione risulta limitata.
Questo suggerisce una lettura interessante: il valore della partnership non riguarda semplicemente l’acquisizione dei follower del tennista, ma la capacità di lavorare su dimensioni più ampie come reputazione, percezione e associazione valoriale.

5. Interessi e community: oltre la demografia
Età, genere e provenienza geografica non bastano più.
Le audience sono anche ecosistemi culturali.
Condividono interessi, passioni, comportamenti e territori di conversazione. Analizzarli permette di capire quanto il mondo dell’ambassador e quello del brand possano realmente convivere.
È il passaggio da una semplice analisi demografica a una lettura molto più profonda della compatibilità tra community.

6. Narrative analysis: quale storia racconta?
Non basta capire di cosa parla un ambassador.
Serve capire come costruisce la propria identità nel tempo.
Quali territori narrativi presidia? Quali archetipi utilizza? Come alterna dimensione personale e commerciale? Quali emozioni genera? Quanto è riconoscibile il suo racconto?
Nel caso di Sinner emergono tre grandi territori: percorso competitivo, partnership con i brand e vita fuori dal campo.
Tre dimensioni capaci di convivere senza apparire forzate e che costruiscono contemporaneamente l’identità del campione e quella della persona.
La narrativa è importante anche per un’altra ragione: permette di capire quale spazio possa occupare il brand senza snaturare il creator o l’ambassador.

7. Brand Affinity: quali marchi fanno già parte del suo immaginario?
Ogni ambassador arriva con una storia commerciale pregressa.
Le associazioni con altri brand contribuiscono a costruirne il posizionamento nella mente del pubblico.
Analizzare la Brand Affinity significa quindi comprendere quali categorie e quali marchi vengono già associati spontaneamente alla persona.
Nel caso di Sinner emergono territori legati a lusso, performance, sport e ai partner storici.
Un nuovo brand deve capire se il proprio ingresso rafforzerà quell’immaginario, lo estenderà oppure rischierà di generare incoerenza.

8. Saturazione commerciale: quando le partnership diventano troppe?
La quantità di collaborazioni è una variabile spesso sottovalutata.
Un ambassador particolarmente richiesto può garantire grande notorietà, ma allo stesso tempo presentare una saturazione commerciale elevata.
Nel caso di Sinner il portfolio è estremamente ampio e attraversa categorie, piattaforme e media differenti.
Questo non riduce automaticamente il valore del talento.
Aumenta però la necessità di trovare un territorio distintivo, capace di evitare che il brand diventi semplicemente uno dei tanti loghi associati alla persona.


9. Non basta scegliere la persona. Bisogna scegliere il ruolo.
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi delle partnership di Sinner è osservare come brand differenti riescano a utilizzare la stessa persona costruendo racconti profondamente diversi.
Rolex valorizza l’eccellenza. Gucci ne enfatizza la dimensione di icona globale. Enervit racconta il lavoro e la performance.
Altri brand lavorano sull’ironia, sul futuro o sulla quotidianità.
Lavazza costruisce il proprio territorio intorno a ritualità, autenticità e dimensione quotidiana.
La persona è la stessa.
Cambia l’interpretazione.
Ed è un passaggio fondamentale: un ambassador efficace non dovrebbe essere reinventato per adattarsi al brand. Dovrebbe essere interpretato individuando il punto di contatto più credibile tra le due identità.

Dall’analisi alla decisione
Tutti questi livelli devono infine convergere.
Per questo RELEVANCE non nasce per aggiungere semplicemente nuovi dati a quelli già disponibili, ma per trasformarli in un sistema strutturato di valutazione.
Nel caso Lavazza-Sinner, il modello restituisce uno Strong Fit, sostenuto da reputazione, engagement, notorietà, affinità come ambassador, un allineamento valoriale dell’88% e un Brand Safety Score del 96%.
Ma il valore non è il punteggio finale.
È il percorso che permette di arrivarci.
Ogni indicatore deve poter essere letto nel proprio contesto, confrontato con gli altri e tradotto in una motivazione strategica.
Perché un numero senza spiegazione difficilmente migliora una decisione.
La vera domanda non è “chi scegliere?”
È “perché scegliere proprio quella persona?”
Il Creator Marketing è diventato un ecosistema sempre più sofisticato. E questa complessità aumenta ulteriormente quando si parla di partnership strutturate, continuative e ad alto investimento come quelle legate ai brand ambassador.
Collaborazioni di questo tipo non producono soltanto contenuti.
Producono associazioni.
Tra una persona e un marchio. Tra i valori dell’uno e quelli dell’altro. Tra community, linguaggi e immaginari.
Ed è proprio per questo che la selezione non può più basarsi esclusivamente sulla notorietà, sulle performance social o sull’intuizione.
Serve integrare dati quantitativi e qualitativi, reputazione, audience, narrativa, affinità, saturazione commerciale, Brand Safety e contesto competitivo.
Perché scegliere meglio un ambassador significa, prima ancora che trovare il volto giusto, aumentare la qualità della decisione.
Scopri RELEVANCE by 40Degrees
Un approccio data-driven per analizzare, confrontare e validare creator, talent e brand ambassador attraverso tutte le dimensioni che possono determinare il valore e il rischio di una partnership.
Oggi non basta più piacere alle persone. Bisogna convincere anche gli algoritmi [REPORT]

Per anni abbiamo raccontato la creator economy come una relazione a due: da una parte i creator, dall’altra le community. Una narrazione semplice, rassicurante e, per molto tempo, corretta.
Oggi, però, non basta più.
Tra creator e utenti si è inserito un terzo protagonista, silenzioso ma determinante: l’algoritmo. È lui a decidere se un contenuto merita distribuzione, quante persone lo vedranno e, di conseguenza, se quella relazione potrà realmente esistere.
È da questa consapevolezza che nasce Creator Love(s) Stories, il nuovo report realizzato dal team di analisi di 40Degrees, che ha studiato sei mesi di attività di oltre 50.000 creator italiani su Instagram, TikTok e YouTube, confrontandoli con il semestre precedente per capire come stiano cambiando le regole della creator economy.
La vera rivoluzione? La distribuzione.
Per anni il mantra è stato “content is king”. Oggi la realtà è diversa.
Un buon contenuto rappresenta solo il punto di partenza. La vera sfida è ottenere distribuzione. Perché senza visualizzazioni non esiste attenzione. E senza attenzione non esiste influenza.
L’algoritmo è diventato il primo pubblico da convincere. Solo dopo arrivano le persone.
Questo cambia radicalmente il lavoro di creator, brand e marketer. Non basta più produrre contenuti interessanti: bisogna costruire contenuti capaci di generare quei segnali che le piattaforme considerano rilevanti.
Pubblicare di più non significa ottenere risultati migliori
Uno degli insight più forti emersi dal report riguarda il rapporto tra quantità e performance.
I dati mostrano chiaramente che aumentare la frequenza di pubblicazione non garantisce più una crescita di visualizzazioni o interazioni.
Su Instagram, ad esempio, i micro creator aumentano del 12% il numero di contenuti pubblicati, ma registrano un calo sia delle views (-8,2%) sia delle interazioni (-23,6%). Anche su YouTube i Mega creator quasi raddoppiano la produzione, senza che questo si traduca automaticamente in un maggiore coinvolgimento della community.
La quantità non è più un vantaggio competitivo.
Lo è la rilevanza.
Instagram è sempre più un media
Instagram rimane la piattaforma più stabile tra quelle analizzate, ma cambia profondamente la natura del suo valore.
Le visualizzazioni continuano a crescere, soprattutto nei profili più grandi, mentre le interazioni diminuiscono praticamente in tutti i cluster di creator. Parallelamente, Reel e Stories consolidano il proprio ruolo come formati centrali sia per gli utenti sia per l’algoritmo.
Il risultato è evidente: Instagram sta evolvendo da piattaforma di relazione a piattaforma di consumo.
Le persone guardano sempre di più. Interagiscono sempre meno.
TikTok entra nell’era della selezione
Se Instagram cambia pelle, TikTok diventa ancora più selettivo.
Il report evidenzia un calo generalizzato di visualizzazioni e interazioni per tutti i cluster di creator, segnale di una competizione sempre più elevata per conquistare l’attenzione degli utenti.
L’algoritmo filtra di più. Essere presenti non basta. Serve essere davvero rilevanti.
In questo scenario i micro creator si dimostrano ancora una volta i più resilienti, limitando maggiormente la contrazione delle performance rispetto agli altri cluster.
YouTube segue regole diverse
YouTube conferma di essere un ecosistema a sé.
Qui la distribuzione non dipende esclusivamente dal feed algoritmico, ma continua a essere influenzata da elementi come la ricerca, la forza del brand personale e la capacità dei contenuti di mantenere valore nel tempo.
I long video restano il formato dominante, mentre solo i Mega creator registrano una crescita significativa delle visualizzazioni. Per tutti gli altri cluster emerge invece una forte contrazione delle performance, segno di un mercato sempre più polarizzato.
La creator economy è entrata in una nuova fase
Il messaggio che emerge dall’analisi è chiaro.
La creator economy non può più essere letta esclusivamente attraverso follower, engagement rate o frequenza di pubblicazione.
Oggi il successo nasce dall’equilibrio tra tre elementi:
- la capacità di creare valore per la community;
- la capacità di generare segnali positivi per gli algoritmi;
- la costruzione di contenuti realmente rilevanti, non semplicemente numerosi.
In altre parole, la relazione non è più tra creator e community.
È una relazione a tre.
E chi saprà comprenderla per primo avrà un vantaggio competitivo concreto.
Il report Creator Love(s) Stories
Creator Love(s) Stories è il nuovo report di 40Degrees dedicato all’evoluzione della creator economy italiana. L’analisi prende in esame oltre 50.000 creator, confrontando sei mesi di attività su Instagram, TikTok e YouTube con il semestre precedente per individuare i trend che stanno ridefinendo la distribuzione dei contenuti, il ruolo degli algoritmi e le nuove dinamiche tra creator, piattaforme e community.
Beyond Influence, un evento per comprendere (davvero) la creator economy oggi

Oggi l’influenza va ben oltre i social. Vive nelle community, nei fandom, nelle conversazioni e nelle relazioni costruite nel tempo. Beyond Influence è un evento dedicato al futuro della creator economy e al cambiamento del rapporto tra brand, creator e persone. Un evento realizzato da 40Degrees e OBE in collaborazione con YouTube, ONIM, Anica e Polimi.
Un confronto tra dati, trend, strategie e cultura digitale per capire dove sta andando l’internet contemporaneo e quale sarà il nuovo ruolo dell’influenza nei prossimi anni.
L’attenzione è diventata una delle risorse più contese del presente. Ma nell’era della saturazione dei contenuti, la vera moneta di scambio è la fiducia. L’economia dell’influenza analizza come creator, community e piattaforme stiano trasformando marketing, media e relazioni tra persone e brand. Dalla creator economy al social commerce, dal fandom ai nuovi modelli editoriali creator-led, un’occasione per comprendere come sta evolvendo il concetto stesso di influenza digitale.
L’evento si terrà presso la sede di Google Italia Mercoledì 1 Luglio alle ore 15.
Al seguente link è possibile visualizzare il programma e accreditarsi.
Il 2026 dell'influencer marketing

Per anni l’influencer marketing è stato raccontato come una disciplina in continua accelerazione, guidata da piattaforme, formati e metriche sempre nuove. Il 2026, però, segna un cambio di fase. Non è più solo una questione di crescita, ma di maturità: delle relazioni, dei modelli economici, del ruolo che creator e brand giocano dentro l’ecosistema digitale.
In questo post il team di 40Degrees guarda al 2026 e a cosa sarà. Ognuno con il proprio punto di vista, strategico, creativo, data-driven, per provare a leggere i segnali deboli che stanno diventando strutturali: algoritmi che cambiano, community che contano più dei numeri, AI che ridisegna i processi, autenticità che torna a essere un vantaggio competitivo.
Ne nasce una mappa di visioni, più che un manifesto. Perché il futuro dell’influencer marketing e della creator economy non si prevede con una formula, ma si costruisce interpretando ciò che oggi sta già succedendo.
YouTube, il luogo dell’approfondimento [Fiammetta Ciabattini]
Più spazio all’approfondimento: sempre più creator arriveranno, o torneranno, su YouTube, spinti dall’esigenza di rallentare il ritmo e recuperare tempo narrativo. In un ecosistema dominato da formati brevi e reattivi, YouTube torna a essere il luogo dell’argomentazione, del contesto, della spiegazione.
Per i creator significa poter costruire autorevolezza, sviluppare un punto di vista riconoscibile e coltivare una relazione più profonda con la propria community. Per i brand si aprono nuove possibilità di racconto: meno interruzione, più integrazione; meno messaggi, più storie. Contenuti pensati per durare, essere cercati, rivisti, salvati.
Non è un ritorno al passato, ma un riequilibrio: short form per attivare l’attenzione, long form per trasformarla in fiducia.
Dal campo ai social: i grandi eventi sportivi si racconteranno con branded content [Federica Lassandro]
Dal campo ai social: i grandi eventi sportivi diventeranno sempre più piattaforme narrative, non solo momenti da documentare. Partite, tornei e competizioni non vivranno più esclusivamente nel tempo della performance, ma si estenderanno prima, durante e dopo l’evento attraverso contenuti pensati per i social.
Il branded content sarà la chiave per tradurre l’emozione sportiva in racconto: dietro le quinte, rituali, preparazione, tensione, vittorie e sconfitte. I brand non si limiteranno a “presenziare”, ma entreranno nella storia, affiancando atleti, team e creator in format editoriali capaci di amplificare il valore simbolico dello sport.
Nel 2026 lo sport diventa linguaggio culturale e i social il suo mezzo di diffusione continua: non solo visibilità, ma appartenenza, identità e memoria condivisa.
Più regole, maggior attenzione alle community [Alessia Fabbri]
Il 2026 segnerà una svolta per l’Influencer Marketing, con un settore sempre più regolamentato e una crescente attenzione alla trasparenza, alla correttezza delle collaborazioni e alla tutela delle community. Linee guida più chiare, controlli più stringenti e una maggiore consapevolezza da parte dei brand contribuiranno a rendere il mercato più maturo e credibile.In questo contesto emergeranno soprattutto i micro e nano creator: profili con community più piccole ma altamente coinvolte, percepite come più autentiche, competenti e affidabili. La loro forza non starà nei numeri assoluti, ma nella qualità della relazione e nella capacità di influenzare scelte reali.Per i brand sarà sempre meno una questione di “chi ha più follower” e sempre più di fiducia, affinità e coerenza valoriale. Nel 2026 l’influenza non si misurerà solo in reach, ma in credibilità.
Meno campagne spot, più partnership di lungo periodo [Elisa Ceccherini]
Nel 2026 le collaborazioni spot perderanno centralità a favore di relazioni continuative tra brand e creator, fondate su affinità valoriali, obiettivi condivisi e una visione comune nel tempo.I creator non saranno più semplici amplificatori di messaggi, ma veri partner strategici, coinvolti nella costruzione del racconto, dei format e — in alcuni casi — dei prodotti stessi. Questo permetterà ai brand di sviluppare narrazioni più coerenti, riconoscibili e credibili, evitando l’effetto frammentazione tipico delle attivazioni one-shot.Per le community, il risultato sarà una comunicazione più autentica e meno percepita come pubblicitaria. Per i brand, un investimento più efficiente, capace di generare fiducia, continuità e valore nel lungo periodo.
Non basta “raggiungere” per influenzare [Matteo Pogliani]
Per anni abbiamo pensato che l’influencer marketing fosse un gioco di awareness. Ma oggi sappiamo che i creator:
- spostano vendite
- alimentano il funnel paid
- riducono il CAC
- accelerano la discovery
- trasformano social commerce in fatturato reale
Non è la performance a essere debole: è il nostro modo di misurarla. Finché continueremo a guardare l’ultimo clic, continueremo a premiare i touchpoint finali e a ignorare chi e cosa davvero accende il percorso dell’utente. Il 2026 deve essere l’anno in cui capiamo che i creator non sono un cartellone, ma un asset strategico.
Creator come partner editoriali [Arianna Chieli]
Nel 2026 i brand collaboreranno con i creator come partner editoriali, non come spazi media. Il contenuto non vivrà più solo in un post social, ma in un micro-ecosistema narrativo: newsletter, podcast, long format, gruppi chiusi, eventi piccoli e grandi. Ogni touchpoint sarà coerente, riconoscibile, pensato per una community già attiva e fidelizzata. L’influencer marketing diventa così un progetto editoriale condiviso: vive nella community del creator e, allo stesso tempo, entra nel racconto del brand. Questo modello ibrido per un creator significa saper abitare più formati e più contesti narrativi: un’idea deve funzionare in un post, ma anche in una newsletter, in una puntata di podcast, in un evento. Meno visibilità e più competenza. Per i brand significa iniziare a co-costruire contenuti. Si entra in un ecosistema narrativo già vivo, si accetta di rinunciare al controllo totale in favore del dialogo. Questo significa anche pensare in termini di continuità con uno stop deciso alle campagne one shot: un contenuto che vive nel tempo si stratifica, cresce e connette.
40Degrees ad Intersections 2025

Anche quest’anno 40Degrees sarà parte di Intersections, il più grande evento italiano dedicato al mondo del marketing, della creatività e della tecnologia, organizzato e promosso da ADCI, IAB Italia, UNA e UPA.
Il 5 mattina, il nostro CEO Matteo Pogliani, sarà moderatore della sala Influencer & Entertainment.
Il 6 alle ore 10:45 il team 40 Degrees avrà uno speech dal titolo: “Oltre l’engagement: l’era dll’influencer marketing aumentato”.
Durante l’intervento spiegheremo come l’influencer marketing non sia più solo “un canale”, ma un vero e proprio “ecosistema aumentato”
Un’evoluzione naturale che si traduce non più in una somma di collaborazioni tattiche e orientate alle vanity metrics, ma in una piattaforma capace di amplificare strategie, business e cultura di marca. Un approccio che va dal branding alla performance, dal prodotto alla percezione.
Lo speech si terrà nella sala BROWN 2.
Impact: nuove frontiere nella misurazione dell'IM

Misurare nel marketing non è un di più, è un obbligo. Una responsabilità che da sempre sentiamo in modo molto forte in 40Degrees e che pensiamo sia una issue cruciale per tutto il settore.
Nasce da qui I.M.P.A.C.T., acronimo di Influencer Marketing Performance And Campaign Tracker, un approccio multi tool e disciplinare, sviluppato per offrire una maggiore profondità di analisi e lettura dei risultati delle attivazioni con creator e influencer. L’obiettivo è infatti quello di rendere più comprensibile l’impatto reale generato, offrendo KPI quantitativi, ma anche qualitativi, utili a dare una dimensione completa dei risultati ottenuti.
Una propensione al dato e alla misurazione da sempre tratto distintivo di 40Degrees, che oggi compie un passo in più.
I.M.P.A.C.T. prevede diverse tipologie di analisi, così da adattarsi al meglio all’eterogeneità delle campagne odierne e alle esigenze dei brand. In particolare prevede 3 layer di misurazione, ognuno con un grado di approfondimento crescente.
Standard: misurazione che raccoglie e razionalizza i dati quantitativi generati dai contenuti di campagna (earned e owned), restituendo così un’overview quantitativa completa sulla campagna.
Efficacy: misurazione che aggiunge una maggior comprensione a livello qualitativo, aggiungendo la valutazione del sentiment e i topic dei commenti, una stima della reach reale (valutando possibili overlap), i behaviour dell’audience raggiunta, il calcolo dell’EMV generato e il Social ROI prodotto.
Effect: misurazione che integra le fonti dei dati digitali – web listening, analisi delle properties del brand e degli influencer coinvolti – a dati provenienti da appositi survey e panel, unendo dunque risposte sollecitate a dati spontanei provenienti dalle conversazioni online.
Insight diversi che permettono, grazie alla giusta integrazione e contestualizzazione, di raccontare la storia e il reale impatto dietro una campagna.
Prova IMPACT nelle campagne firmate 40Degrees.
Branded Entertainment e creator al WMF25 con 40Degrees

Il rapporto tra branded entertainment e creator/influencer, una relazione sempre più stretta e di valore, capace, spesso, di fare la differenza per i brand.
Un tema “hot” che necessita però di un approccio diverso, per certi versi distante dal “classico” influencer marketing. Un topic che porterà sul palco il nostro CEO Matteo Pogliani, spiegandone impatto, insight e best practice per rendere questo binomio realmente rilevante.
Matteo e il team di 40Degrees vi aspettano il 5 Giugno alle 15:40 (HALL 22 · Stage 9).
Lo stato di salute dell'influencer marketing in Italia

Qual è la salute dell’Influencer Marketing in Italia? Una domanda di grande portata, nella sua semplicità, a cui abbiamo dato risposta a IAB Showcase, uno dei più importanti eventi di settore promosso da IAB Italia.
Il nostro CEO, Matteo Pogliani, grazie ai dati del nuovo report ONIM dedicato alle attivazioni di IM nel 2024, ha tracciato lo stato di salute del settore, stato che, numeri alla mano, si conferma assolutamente buono.
L’Influencer Marketing nel 2024: Crescita, Tendenze e Opportunità per i Brand
L’Influencer Marketing si conferma una delle strategie più efficaci e in continua espansione nel panorama digitale. I dati sulle attivazioni del 2024 riportati nel nuovo report ONIM confermano chiaramente questa tendenza, dissipando i dubbi legati a crisi come il “Pandoro Gate” e ad altre polemiche recenti.
Numeri in Forte Crescita: Il Successo delle Collaborazioni con Creator
Le collaborazioni tra brand e influencer/creator hanno raggiunto nel 2024 quota 300 mila attivazioni, segnando un incremento del 25,6% rispetto all’anno precedente. Il dato ancora più rilevante riguarda l’impatto sulle audience: queste campagne hanno generato oltre 320,7 milioni di interazioni, con una crescita del 66,5% rispetto al 2023.
Questa impennata di numeri suggerisce due importanti riflessioni:
- Aumento della fiducia nei creator: Le aziende continuano a investire in influencer marketing perché riconoscono la sua efficacia nel coinvolgere il pubblico e stimolare l’engagement.
- Fiducia costante degli utenti: Nonostante le recenti crisi nel settore, la fiducia del pubblico nei confronti di influencer e creator non solo è rimasta stabile, ma si è addirittura rafforzata.
Instagram: Il Re delle Attivazioni
Con 241,7 mila contenuti pubblicati, Instagram si conferma il canale principale per le campagne di influencer marketing in Italia, generando quasi 150 milioni di interazioni. A guidare questa crescita sono stati soprattutto i Reel, il formato preferito dai brand. Tuttavia, il carosello si conferma ancora il contenuto con la maggiore capacità di generare interazioni, dimostrando che la varietà di formati è ancora un aspetto strategico da considerare.
I post #ad su Instagram mostrano inoltre una netta polarizzazione tra i contenuti delle celebrità, ancora fondamentali, e quelli dei content creator, sempre più influenti.
TikTok: Numeri da Record e Grande Potenziale
TikTok si distingue per performance incredibili: nel 2024 sono stati pubblicati 31 mila video #ad che hanno totalizzato 157,8 milioni di interazioni e ben 11,8 miliardi di visualizzazioni. Questo trend conferma la crescita vertiginosa della piattaforma e il suo potenziale enorme per i brand.
Un dato interessante è che circa il 10% dei contenuti su TikTok ha ricevuto supporto pubblicitario, dimostrando una crescente integrazione tra influencer marketing e campagne paid, che garantisce risultati ancora più efficaci.
YouTube: Il Ritorno di un Canale Strategico
Anche YouTube sta vivendo un’importante crescita. Nel 2024 sono stati pubblicati 27,5 mila video #ad (+58,9% rispetto all’anno precedente), che hanno generato 14,1 milioni di interazioni e oltre 435,1 milioni di visualizzazioni. Questo trend dimostra che YouTube sta riconquistando una posizione di rilievo tra le piattaforme digitali, offrendo ai brand una nuova opportunità per ampliare il proprio pubblico.
Takeout
I dati del 2024 confermano che l’Influencer Marketing continua a essere una strategia potente ed efficace per i brand. La crescita delle attivazioni e delle interazioni dimostra che sia le aziende che gli utenti continuano a credere nel valore delle collaborazioni con i creator. Per i marketer, questo rappresenta un chiaro segnale: investire in contenuti autentici e in creator capaci di coinvolgere il pubblico resta una scelta vincente nel panorama digitale in continua evoluzione.
Un corso 40Degrees su Learnn

Fare cultura sul tema e fare la propria parte per migliorare la competenza di settore. Qualcosa di cui in 40Degrees abbiamo sempre creduto e speso energie.
Oltre al progetto ONIM, siamo felici di annunciare che su Learnn, nota piattaforma di formazione online di settore, è possibile trovare il corso “Influencer Marketing” tenuto dal nostro CEO Matteo Pogliani.
Approcci, metodologie, tool per creare una campagna in ogni suo aspetto e rendere l’Influencer Marketing un reale strumento strategico per le aziende.
40Degrees Insight Partner a IAB Showcase

40Degrees è sempre in prima linea per fare cultura sul settore dell’Influencer Marketing. Per questo siamo molto contenti di comunicare che siamo Insight Partner di IAB Showcase, uno dei più importanti eventi di settore promosso da IAB Italia.
Il 18 Marzo racconteremo, insight alla mano, lo stato di salute dell’Influencer Markeitng in Italia, partendo dall’analisi delle attivazioni realizzate nel 2024.
Che altro dire se non che vi aspettiamo a IAB Showcase!



